Diete anti-intolleranze. I
pro e i contro (specie in chiave
dimagrante)
Diete dimagranti? Meditate
gente, meditate. Un consiglio
che i nutrizionisti non si
stancano mai di ripetere, a
fronte di un'offerta
praticamente illimitata di
metodi che garantiscono
risultati prodigiosi in tempi
cronometrici. Ma i miracoli non
sono di questo mondo. Ecco
perché gli esperti invitano
comunque a diffidare del "tutto
e subito".
E recentemente esortano a
vagliare con attenzione le
ricette di quanti, tra gli
operatori dell'industria del
dimagrimento, propongono di
applicare ai problemi di linea
le cosiddette "diete ad
esclusione". Partiamo dal
principio. L'iper-irritabilità
dell'organismo nella società
contemporanea è un fatto
assodato, a margine del quale si
è sviluppata la teoria delle
intolleranze alimentari, in base
alle quali alcuni cibi si
ritengono in grado di provocare,
nell'organismo dei soggetti ad
essi sensibili, un accumulo di
tossine, capaci a loro volta di
stimolare il sistema
immunitario. Meccanismi
responsabili, a sentire chi se
ne occupa, di una serie di
malanni: cefalee, vertigini,
artrite, asma, insonnia,
gonfiori. Detto in sintesi, la
contromossa è semplice:
eliminare gli alimenti
intollerati, appunto con una
dieta ad esclusione.
Ora, il punto è che alla lista
dei presunti guasti da
intolleranza sono state presto
aggiunte le voci che agitano i
sonni dei "forzati della
bilancia": obesità e cellulite.
Ed è qui che diversi medici
invitano a frenare; perché -
avvertono - se per certe
patologie lavorare sulle
intolleranze può essere di
grande aiuto, una dieta basata
sulla proscrizione totale di
cibi non serve a far dimagrire,
anzi può creare scompensi
nutrizionali. Senza contare che
i test di rilevazione delle
intolleranze costano, parecchio;
e che la questione del
dimagrimento spesso può essere
affrontata semplicemente con il
buon senso. Si vuole provare una
dieta ad esclusione a fini
dimagranti? La proposta
provocatoria di alcuni è:
sostituiamo carboidrati,
zuccheri, latticini, olio,
burro, salumi e così via, con
carne, pesce, verdura e frutta.
Se dopo qualche settimana si
sarà dimagriti vorrà dire non
che si era intolleranti, ma che
si è mangiato meglio.
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